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Contigliano

Arroccato su di un colle a dominare la piana reatina che affoga nella nebbia, il semicerchio medioevale di Contigliano si presenta come uno dei centri storici più suggestivi della Sabina. Molte pagine della sua storia restano ancora un mistero, a cominciare dal suo stesso nome che per molto tempo si è voluto far risalire all'antica Contilia con la mitica isola naturale descritta da Seneca. Tale tesi, tutt'altro che verificata, è però smentita da quella non certa ma senza dubbio più credibile, che fa derivare l'etimologia di Contigliano da un "Fundus" o un "Praedium" della "gens Quintilia". In pratica, come è successo per altri paesi, Contigliano ha mutato il proprio nome da un suo antico padrone come potrebbe essere stato il grande oratore e retore del 10 secolo M. Fabio Quintiliano, che vi costruì una residenza di riposo la quale man mano divenne il punto di riferimento per un insediamento urbano.
Comunque siano andate le cose Contigliano per molto tempo non fu che un piccolissimo vivaio di pastori e agricoltori che trovavano sostentamento dalle poche "terrae aratoriae" concesse dal paludoso agro reatino.
Nell'anno 770 il Chronicon Farense cita infatti "locus Quintiliani" e fino alla fine dell'anno mille diversi documenti tra cui il Regesto Farfense, un privilegio dell'imperatore Lotario (857) e uno di Ludovico lì (859), fanno continuamente riferimento ad un locus Quintilianus.
Ma già sul finire dell'XI secolo, forse in seguito all'invasione saracena che produsse una concentrazione della popolazione sparsa nelle campagne all'interno del centro abitato, non si trova più Contigliano citato come "locus" ma come "castrum".
Quindi il piccolo villaggio di pastori e contadini era diventato un castello fortificato che per la sua posizione strategica venne man mano determinandosi come il più importante della val Canera. La storia politico-amministrativa di Contigliano in questo periodo ricalca in linea di massima quella di Rieti e, dopo aver fatto parte del Ducato di Spoleto, nell'anno 962 venne ceduto dall'imperatore Ottone al Ducato Romano nel quale era alle dipendenze politiche di Rieti che vi esercitava la propria giurisdizione tramite un "vicario".
La tranquilla vita del paese fu sconvolta per la prima volta nel 1436 dall'invasione di lacopo Matteuccio de L'Aquila che vi si insediò come commissario di Micheletto Attendolo Sforza. La signoria sforzesca, malgrado fosse gradita dai sudditi, non poteva certamente esser tollerata dai reatini che oltre a Contigliano si videro espugnare Collebaccaro, Scornabecco (oggi S. Filippo), Poggio Perugino e Cerchiara.
A tentare di pacare gli animi intervenne anche il cardinale Giovanni Vitelleschi legato di papa Eugenio IV, che consigliò ai reatini di riacquistare i territori sottratti tramite un esborso di denaro alla famiglia Sforza.
Ma tutte le trattative mediate dal Vitelleschi fallirono e il 2 maggio 1436 il Consiglio Generale del Comune di Rieti decise di ottenere i suoi scopi tramite la forza.
Dal 3 al 14 maggio Contigliano fu cinta d'assedio ma, malgrado le rovinose devastazioni dei soldati reatini, il paese restò saldamente in mano ai soldati di lacopo Matteuccio de L'Aquila.
Rieti per poter tornare in possesso dell'importante castello dovette quindi assoggettarsi alle forti richieste di denaro degli occupanti e soltanto il 21 maggio dello stesso anno potette nominarvi un suo nuovo vicario.

Con molta probabilità fu questa l'occasione in cui nella facciata dei palazzo comunale venne murato uno stemma di Rieti che oggi si trova collocato all'interno dei palazzo stesso .
Se l'occupazione sforzesca si risolse senza gravi danni per il paese, non può dirsi la stessa cosa dell'incursione dei condottiero Vitellozzo Vitelli vi compi nel 1501.
Il Vitelli, assoldato da Cesare Borgia, per soddisfare le sue mire espansionistiche nell'Italia Centrale, mentre muoveva alla volta de L'Aquila si fermò sotto la cinta muraria dei castello di Contigliano e richiese agli abitanti rifornimenti alimentari per sé e per la sua truppa.
Ma dietro quelle mura non c'erano altro che poveri contadini per i quali sfamare una compagnia di mercenari non era certamente cosa indolore e pertanto si rifiutarono di cedere alle prepotenti richieste dei condottiero. Quando queste assunsero il tono della minaccia la risposta dei contiglianesi fu un macigno che una popolana scagliò da porta Codarda verso il Vitelleschi il quale rimase ferito.
Molti hanno voluto far risalire l'etimologia di porta Codarda a questo episodio compiendo un ingenuo parallelo tra l'azione giudicata "codarda" della popolana e il nome che poi ha assunto la porta. E in realtà così non è sia perché la denominazione "codarda" era in questo periodo utilizzata anche in altri centri come S. Elia altro castello della vai Canera, sia perché l'azione della popolana contiglianese non può certamente essere giudicata vile e quindi "coadarda" o "coarda" ma, un disperato atto di resistenza ad un tentativo di sopruso da parte di un potente.
La reazione di Vitellozzo Vitelli fu estremamente sanguinosa e così viene narrata nel diario del notaro orvietano Tommaso Silvestro: " ... in quel mezzo che lui parlava ussì ad piede delle mura, una donna buctò un sasso grosso per dargle, gle colse sul piede, et stava a cavallo; alquanto gle fece male, allora "immediate" fece dare la battaglia; et presero per forza, et entrò in quel luoco, dove stava quella donna che gle diede, et la prima morta fu quella donna: et entrando dentro de suoi genti, admazzarono 127 homini et quattro donne, quasi non ce rimase più homo, excepti quelle erano gite fuore, et mise ad saccomando lo decto castello".
Tanto fu spietata la vendetta di Vitellozzo Vitelli che nel 1515 la popolazione di Contigliano era  ridotta appena a novanta fuochi.
Tuttavia ben presto la vita riprese il suo normale andamento; già nel 1563 i contiglianesi ottennero il permesso di ampliare la cinta muraria e, a testimoniare la rifioritura economica e demografica dei paese, nel 1563 la chiesa parrocchiale fu elevata a collegiata.
Nel XVII secolo Contigliano ebbe un ulteriore sviluppo demografico tanto che la vecchia collegiata di S. Michele Arcangelo e la Chiesa di S. Giovanni costruita nel 1428, non erano più sufficienti a contenere i fedeli.
Maturò in questo periodo l'idea di costruire l'attuale collegiata, i lavori della quale iniziati nel 1683 dall'architetto ticinese Michele Chiesa da Moribo inferiore, si protrassero per oltre un secolo.
Quando i lavori della collegiata volgevano al termine, siamo già alle porte dei periodo francese nel corso dei quale Contigliano fu uno dei Cantoni rurali della Sabina con un pretore che vi esercitava mansioni giudiziarie e un prefetto consolare con compiti di governo.
È  questo il periodo dell'obbligo per il clero di giurare fedeltà a Napoleone e di conseguenza è anche il periodo dei "preti refrattari" che a tale giuramento non intesero sottoporsi. A Contigliano il prevosto della chiesa don Filippo Solidati e quattro canonici non intesero sottoporsi a giuramento e nel 1810, insieme ad altri sacerdoti romani, pagarono il loro gesto con tre anni di dura deportazione in Corsica.
Nel decennio 1821 31, periodo di grande fervore risorgimentale, il paese subì diverse occupazioni da parte dei rivoluzionari romagnoli e altrettante riconquiste da parte austriaca e pontificia.
Particolarmente devastante fu la presenza nel 1821 di truppe austriache che invasero Contigliano durante la loro marcia verso il napoletano a sedare i moti rivoluzionari che portarono all'emanazione della costituzione giurata a re Ferdinando I.
Quasi tutti i casali delle campagne contiglianesi subirono il saccheggio da parte degli invasori i quali costrinsero poi il municipio a somministrargli una grande quantità di beni alimentari. Ancora fermamente ligi al potere papale, i rappresentanti del paese nel 1831 si rifiutarono di incontrarsi con il colonnello Montesi comandante dell'avanguardia dell'esercito rivoluzionario che pose il suo quartiere generale nei pressi di Terria.
Questi indignato inviò un drappello di 12 soldati presso la sede comunale dove era riunita la magistratura e tolto lo stemma pontificio, vi fece innalzare la bandiera tricolore. Negli anni successivi non mancarono però i primi segni di una naturale mentalità nazionalistica come quando il 10 gennaio 1833 davanti alla collegiata fu trovato un paio con nastri tricolori e la scritta "libertà o morte".
Tutt'altra accoglienza rispetto ai loro predecessori dei 1831 ebbero nel 1867 i battaglioni garibaldini che vi soggiornarono durante la sfortunata spedizione nell'agro romano.
Questi vennero accolti festosamente, e riforniti di viveri, videro anche le loro file accrescersi dei due patrioti contiglianesi Francesco Solidati Tiburzi e Filippo Agamennone. La più rappresentativa figura contiglianese dei periodo risorgimentale fu senza dubbio Luigi Solidati Tiburzi, membro del comitato nazionale romano per la liberazione di Roma, fu arrestato dalla polizia pontificia e rinchiuso per lungo tempo nelle carceri politiche di S. Michele. Deputato al parlamento dal 1865 al 1886, ricopri diversi incarichi come quello di sottosegretario di Stato al ministero di Grazia e Giustizia. Durante il governo De Petris, di vicepresidente della Camera dei Deputati fino al 1886 quando fu eletto Senatore dei Regno. Tra le altre cose è da ricordare il suo fondamentale impegno a sostegno della ferrovia Terni - Rieti - L'Aquila, soprattutto per il passaggio nelle vicinanze di Contigliano.
Per tutto il XIX secolo Contigliano restò un paese fondamentalmente legato all'agricoltura esercitata con mezzi semifeudali nei fondi dell'agro reatino ancora largamente paludoso ed infestato dalla malaria.

Anche per i contadini contiglianesi l'unificazione nazionale non passò indolore ma produsse notevoli sconvolgimenti sociali ed economici. L'incameramento da parte dello Stato dei beni della manomorta, sui quali i contadini esercitavano un millenario diritto d'uso, provocarono, insieme al servizio di leva obbligatorio e all'imposizione    nuove e pesanti tasse, una radicale e traumatica trasformazione dei mondo contadino della zona.
Nacquero in questo periodo le prime associazioni mutualistiche tra i lavoratori della terra come una "Società di mutuo soccorso" e la "Fratellanza fra i contadini di Contigliano e frazioni" che rappresentarono una prima forma di autodifesa nei confronti dello sconvolgimento che su di essi si era vorticosamente calato. Non fu quindi un caso che a decretare il primo sciopero agrario dell'intera regione Umbria, della quale Contigliano faceva parte, furono nel 1898 proprio i cavatori di barbabietole di Contigliano che in tal modo dettero un fondamentale contributo alla nascita dei movimento socialista in Sabina. Molto ci sarebbe ancora da dire sulla storia e sulle tradizioni di questo paese e dei suo territorio. Come a ricordare quel gioiello architettonico che è la collegiata con il suo magnifico tamburro absidale incominciato dal Tiburio e con tutti i tesori artistici che essa conserva tra i quali il monumentale organo finito ci costruire nel 1748 dai maestri organari Adriano e Ranuzio Fedeli. Come non citare l'abazia cistercense di S. Pastore che tra il XIII e il XIV secolo ricoprì un ruolo centrale nella vita politica economica e religiosa della Sabina.
Ma lo spazio ci è tiranno e a noi non resta che augurarci che in un futuro non troppo lontano possa esserci l'occasione di poter trattare questi ed altri argomenti in modo più completo con lo scopo di poter offrire agli abitanti di Contigliano e a coloro che vengono a visitarlo, uno strumento di lettura dei paese per conoscerlo al fine di meglio rispettarlo.


(Roberto Lorenzetti 1985)

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